Impressioni da uno stage

Sono le 7:30 di venerdì. Per la prima volta dopo tantissimo tempo non faccio fatica ad alzarmi e non sono del tutto contento che stia arrivando il weekend. Nelle ultime due settimane, dal 26 febbraio al 9 marzo, ho passato circa otto ore al giorno in un'officina di riparazioni navali e non mi dispiacerebbe se questo periodo durasse ancora per un po', ma purtroppo lunedì tornerò a scuola e alla solita routine.

Il primo giorno, nonostante conoscessi già la ditta, ero un po' restio all'idea di doverci passare tutto quel tempo, dato che non pochi dei racconti di chi torna da uno stage parlano di sfruttamento, a volte per lavori totalmente diversi dal corso di studi, o di "ozio forzato". Quel primo lunedì è stato una bruttissima via di mezzo, infatti buona parte della giornata l'ho passata a fare una ricerca datami solo perché non c'era niente da farmi fare e la restante parte a perdere tempo su internet. In seguito ho scoperto che questo era dovuto al fatto che quasi tutti i dipendenti erano impegnati a bordo di qualche nave, dal giorno dopo, per fortuna, è iniziato lo stage vero e proprio.

Da quel momento ho passato praticamente tutto il tempo in officina dove, non avendo un compito preciso, ogni mattino e ogni pomeriggio venivo affidato a un meccanico, di solito sempre lo stesso, e lo aiutavo nel lavoro che doveva svolgere mentre lui mi spiegava un po' di "teoria".
In realtà, in molti dei lavori il mio ruolo consisteva per lo più nello svitare e stringere bulloni, cambiare le guarnizioni e grattare la ruggine, eppure ho imparato più cose in quei nove giorni che in un mese di scuola, probabilmente perché ho visto quello che mi veniva spiegato e forse anche perché si trattava di qualcosa di veramente interessante e concreto, al contrario di ciò che a volte si fa in classe.

Imparare qualcosa di nuovo, capire meglio le cose già studiate e soprattutto acquisire capacità pratiche e manuali mi è stato molto utile ma la cosa più importante lasciatami da questo stage è il "rapporto umano": potrà sembrare scontato, ma mi è servito a capire come funziona un'officina anche dal punto di vista dei rapporti tra dipendenti, a capire che il posto di lavoro non è per forza un luogo serioso e super competitivo, come spesso ci viene dipinto a scuola, ma semplicemente un posto dove, pur avendo dei compiti, delle scadenze e delle responsabilità, si può lavorare tranquilli in un ambiente che definirei quasi familiare.

Matteo Caramashi

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