Prima di diventare come i pesci rossi...

Riceviamo e pubblichiamo volentieri questo saggio breve scritto come esercitazione per l'Esame di Stato, ma davvero interessante al di là dell'aula scolastica in cui è stato elaborato.
 
Ormai è un dato di fatto che le nuove generazioni stiano troppo tempo attaccate al telefono o al pc per leggere e rispondere alle notifiche che arrivano costantemente dai social. Quanta responsabilità è però dei giovani e quanta della famiglia, della società, delle grandi aziende produttrici?
Secondo Lorraine de Foucher la nostra capacità di concentrazione è peggiorata negli ultimi vent’anni a causa di applicazioni e siti internet. Nel resoconto della sua inchiesta prende come esempio Emma, una ragazza quindicenne francese, la quale era distratta continuamente dalle notifiche di Snapchat mentre era intervistata proprio su questo argomento. La ragazza poi spiegava che nel suo liceo la “reputazione”, guadagnata a suon di ‘streak’ su Snapchat, è una specie di indice dell’integrazione sociale.
Inoltre le statistiche sul livello di attenzione sono sempre più preoccupanti, infatti si è passati dai 12 secondi registrati nel 2000 agli 8 di oggi, addirittura meno di un pesce rosso! Ma attenzione, non bisogna attribuire tutta la responsabilità ai ragazzi se si fanno distrarre così facilmente, perché è anche a causa dei social network stessi che sono progettati in modo tale da attrarre come un magnete l’attenzione dei giovani e non.
Il Guardian ci informa che alcuni ex programmatori e ingegneri delle grandi aziende hanno deciso di muoversi contro app e social network che ostacolano la capacità di attenzione. Tra questi c’è addirittura l’inventore del tasto “like” su Facebook, il quale si è quasi completamente staccato dai social. Il gruppo di ex programmatori, come riporta un articolo sul sito www.wired.it, ha fondato il Centre of Human Technology, che s’impegnerà in una campagna di sensibilizzazione in 55.000 scuole negli Stati uniti. La campagna sarà finanziata dal Common Sense Media e da fondi auto raccolti. Il centro ha il vantaggio –visto che è gestito da ex dipendenti delle aziende della Silicon Valley- di conoscere a fondo il funzionamento delle app e dei social.
Alcuni, come Chamath Palihapitiya, ex vice presidente per la crescita utenze di Facebook, si sentono in colpa per aver contribuito alla creazione di questi strumenti che, a detta sua, “stracciano il tessuto sociale”. Il Centre of Human Technology vuole raggiungere il suo fine anche facendo pressioni sugli Stati perché approvino leggi che intacchino il potere delle grandi aziende dei social network.
Si può dire, alla fine, che non è solo responsabilità degli utenti, ma anche delle aziende che progettano i social network, le quali usano meccanismi per far ‘incollare’ le persone ad essi. Per fortuna negli ultimi anni l’opinione pubblica ha iniziato a criticare questo sistema. Anche se ci si può chiedere perché si sia dovuto aspettare che gli ex programmatori di Facebook, di Snapchat o di Whatsapp organizzassero momenti di rivolta.

Issey Sandei, 5B1

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