Da San Rocco a Portofino, due camminatori tra fango e lusso

Ci incontriamo alle 8:35 a Brignole: il treno partiva alle 8:25. Ce ne facciamo una ragione e prendiamo quello dopo.
Sturla, Quinto, Nervi e in un attimo siamo a Bogliasco. Scendiamo dal treno e ci mettiamo sulla strada, chiedendo un passaggio. Ci rimaniamo per un bel po’, probabilmente perché la zona è troppo abitata o troppo benestante. Ne approfittiamo per comprare da mangiare e a Pieve, finalmente, veniamo caricati da un simpatico signore sulla quarantina che ci porta fino alla rotonda di Recco.
Seguono 2 km a piedi sull’Aurelia, dopodiché becchiamo un passaggio da una signora di 60 anni che ci dice di essere un’ex autostoppista e camminatrice. Fa una piccola deviazione per portarci fino al parcheggio di San Rocco da dove in 10 minuti si raggiungono il paesino e l’inizio della camminata.
Superiamo la folla di persone in coda per il biglietto del posteggio contenti di aver scelto un metodo migliore per arrivare lì e ci avviamo verso la nostra nuova avventura ignari di quanto sarebbe stata impegnativa ma indimenticabile

 All’inizio della passeggiata ci fermiamo per ammirare il mare e l’orizzonte e, immaginandoci quello che stavamo per fare. Lui riempie la sua bottiglia dalla fontana li affianco e iniziamo a camminare.
Iniziamo subito a inoltrarci nel bosco, il percorso è facile e il primo pezzo è anche asfaltato quindi ci muoviamo velocemente e dopo una quarantina di minuti, passando per il borgo a picco sul mare di Mortola, arriviamo con una leggera salita alle Batterie di Punta Chiappa, i resti di un complesso difensivo della II guerra mondiale.
Da lì seguiamo il sentiero che aggira il crinale fino a Cala dell’Oro. I primi 200 metri sono ancora in piano poi inizia la discesa a tratti ripidissima dove sono state messe delle catene per impedire che la gente scivoli nelle scarpate.
Dal punto più interno della Cala si sale con una serie infinita di tornanti fino a raggiungere i 270 metri e poi si scende fino alla fantastica San Fruttuoso: una stretta insenatura circondata da ulivi e rocce a picco sul mare smeraldo e dominata dall’antica abbazia. Ci fermiamo sulla piccola spiaggia, mangiamo, ci riposiamo e facciamo il primo bagno dell’anno nell’acqua decisamente ancora troppo fredda.


Ripartiamo e sbagliamo strada. Invece di continuare a costeggiare il mare e raggiungere la meta in 40 minuti, prendiamo un sentiero che ci fa salire attraverso il bosco fino quasi alla vetta. Durante l’interminabile salita conosciamo due camminatori più esperti che ci portano a una fonte naturale alla quale rifornirci e ci indicano la strada: un largo sentiero in discesa quasi interamente acciottolato e immerso prima nel bosco e poi negli ulivi e nei pini marittimi, sul quale conosciamo un'altro gruppo di camminatori: sbagliare strada non è sempre un’esperienza negativa.

Verso le 5 raggiungiamo Portofino ed entriamo nel piccolo e antico centro del paese trasudante ricchezza. Siamo sudati, incrostati di sale e sporchi di fango (io soprattutto) e la maggior parte delle persone ci lancia sguardi schifati. La cosa ci diverte e continuiamo il nostro giro nel lusso.
Entriamo in un bar, il barista ci squadra dalla testa ai piedi e ci dice ”se dovete solo andare in bagno non c’è problema”, noi gli diciamo che vogliamo un caffè, ma lo prendiamo al banco dato che al tavolo costa 5 euro.
Usciti dal bar, ci fermiamo su una panchina e poi ci dirigiamo verso la fermata della corriera. Costa troppo e c’è troppa gente così, nonostante la stanchezza, ci incamminiamo, di nuovo, alla volta di Santa Margherita.
Non siamo gli unici a farla a piedi e passano più macchine di quante pensassimo ma sono quasi tutte di lusso: fanno finta di non vederci e qualcuno sgasa per farci percepire la sua “superiorità”. Poi improvvisamente, dopo più di mezz'ora di cammino, spunta una vecchia Opel, si ferma e tre ragazzi milanesi diretti proprio in stazione ci fanno salire, evitandoci di perdere un altro treno.

Matteo Caramaschi e Lorenzo di Giacomo




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