Black Friday e fast fashion


Il Black Friday si svolge il giorno dopo al giovedì del Thanksgiving americano e nasce perché gli americani in occasione della Festa del Ringraziamento si prendevano il giorno libero per fare i primi acquisti di Natale.
Cosa è invece la fast fashionFast fashion è un termine usato dai rivenditori di moda per esprimere un design che passa rapidamente dalle passerelle e influenza le attuali tendenze della moda. Questa strategia di produzione rapida a un prezzo accessibile viene utilizzata dai grandi rivenditori come H&M, Zara, Pull&Bear, Bershka, Primark, Topshop e tanti altri.

Chi non ha mai comprato un articolo da H&M? Io stessa in questo momento sto indossando un capo di questa catena ma cosa c'è di male nell'acquistare vestiti sempre nuovi e alla moda a prezzi ridotti?
Ho messo qui un'immagine che rappresenta cosa e quanto paghiamo quando compriamo da negozi che fanno fast fashion.

Si può vedere che quando compriamo una maglietta a 29 euro, solo 18 centesimi del prezzo vanno alla persona che si è occupata di fabbricarla.
Per non parlare dei danni ambientali, dopo l’industria del petrolio, quella tessile è la più inquinante per l’ambiente, dalla quantità di pesticidi riversati nelle piantagioni di cotone, alle sostanze chimiche utilizzate per trattare i tessuti e poi ritingerli, alla impossibilità di smaltire gli abiti in fibre non naturali in modo ecologico, fino alla quantità di acqua necessaria per produrre un capo di cotone (3 mila litri per una camicia, quanta ne beviamo in due anni e mezzo, 7 mila per i jeans).
La Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite, durante una conferenza in Svizzera, ha rilasciato dei dati sconcertanti relativamente ai danni che provoca questo tipo di industria: essa è infatti responsabile del 20% dello spreco globale dell’acqua e del 3% delle emissioni di anidride carbonica, oltre a produrre più gas serra di tutti gli spostamenti aerei e navali di tutto il mondo. Inoltre secondo il rapporto “L’Italia del riciclo 2010” a cura della Fondazione Sviluppo Sostenibile e Fise-Unire di Confindustria, in Italia, ogni anno finiscono in discarica 240.000 tonnellate di prodotti tessili, principalmente capi di abbigliamento. Questa merce viene bruciata ed essendo la maggior parte di questi vestiti realizzata con tessuti sintetici di pessima fattura, possiamo solo immaginare il tipo di sostanze che può rilasciare il fumo generato da questo bel falò.

Sara Dellepiane


Commenti

  1. Sarebbe molto utile capire che cosa, quale tipo di acquisti, può ridurre il nostro impatto di consumatori. Magari anche con poco potere di acquisto si può scegliere una cosa piuttosto che un'altra, e ridurre un poco questo disastro che tratteggi così bene.

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