L'uomo che visse 100 volte



<<Lo conosci l'uomo che visse 100 volte?>> Chiese.
Io rimasi di sasso, non sapevo di chi o cosa stesse parlando. 
Pensai che l’alcol gli avesse dato alla testa. 
<<Le leggende lo chiamano Centenario>> continuò, e dalla mia faccia capii che non sapevo nulla di questa storia. Così prese la bottiglia sul bancone ed iniziò a raccontarmela. 
Centenario nacque nel 1896, la prima volta. 
La sua prima vita. Non la più bella, né la più lunga. 
Primogenito di sette fratelli, visse un’infanzia fatta di botte e lavoro. 
Il padre, un contadino avvinazzato, odiava Centenario. Da ubriaco mormorava che la madre di Centenario, morta durante il parto, avesse stretto un patto con Satana ed il figlio fosse immortale, o qualcosa del genere. 
Il padre si risposò ed ebbe altri figli. Dei 6 figli che ebbe con la nuova moglie, quattro morirono; tutti alla nascita o al primo anno di vita. I sopravvissuti odiavano Centenario. Lo credevano responsabile della sorte degli altri fratelli morti. 
Padre e fratelli facevano a turno per fargli le peggio cose. 
All'età di 18 anni fu mandato al fronte, nell'esercito prussiano. 
Era felice di scappare, piuttosto che vivere in quella guerra domestica. 
Fuga e morte, due cose che lo avrebbero perseguitato nella vita. 
Sul fronte durò pochi mesi. Una bronchite se lo portò via durante l’inverno. 
Fu un corpo, uno dei tanti, ma si distingueva per un sorriso di pace sul volto. 
Durò poco quel dolce sonno. 
La seconda vita avvenne nel 1940. 
Era tutto diverso ed, allo stesso tempo, uguale: si ricordava della morte; dell'ultimo respiro; della sua famiglia e della nuova vita. 
Aveva 20 anni, figlio di un sergente del Terzo Reich di stanza nella Parigi occupata. 
Il padre non fu diverso dal precedente: mano pesante e dedito al cordiale. 
Costretto a seguire le orme del padre, fu arruolato nell'esercito e nel 1941 prese parte all’Operazione Barbarossa. Morì l'anno dopo a Leningrado. Un colpo secco in mezzo agli occhi ed un sorriso pio sul volto furono l’esito di quel povero Cristo. 
Quando si risvegliò, il déjà vu di morte e vita si ripropose in Centenario. 
Visse tutte le vite successive così: schiavo del dolore e della vita; una più breve ed una più lunga. 
La più bella fu quella in cui conobbe la sua unica donna. 
Era alla sua 100esima vita e, nonostante i decenni che passavano, lui non invecchiava più. 
Era il 1955. 
Stavolta era figlio di un senatore di Montgomery, Alabama. 
Il padre era un repubblicano membro del Ku Klux Klan e questo tormentava il povero Centenario innamorato della figlia della governante, Naima. 
La sua pelle nera, gli occhi nocciola e i suoi capelli mossi, come onde di un mare in furia, resero Centenario schiavo; schiavo di un amore segreto. 
Fu un periodo felice. L'unico che ebbe nelle sue vite, finché Naima rimase incinta. 
Lei voleva scappare al nord verso il Maryland o il Canada sola col bambino, lontana da quell'inferno di cotone, ma Centenario era stufo di scappare. Decise di affrontare quell'orrido padre, uno dei tanti che incontrò.  Il padre come risposta, all'affronto del figlio, afferrò al collo il povero Centenario. 
<<Tu, orrido bastardo, vuoi sposare una negra?! E vuoi lasciare che quell'animale partorisca il frutto del tuo peccato?!>> diceva stringendo con le mani il collo di Centenario. L'uomo dalle cento vite sentì la vita stretta in quelle dita, un po' più di forza e sarebbe terminata di nuovo. Svenne. Quando Rinvenne Naima aveva ucciso il padre. Centenario in fretta e furia, prese 500 dollari ed insieme a Naima, si mise in viaggio verso il Canada. 
Non guardò il cadavere di quell'uomo che chiamava padre.
Dopo 2 giorni di cammino, la sera si accamparono in un capanno abbandonato. 
Centenario era felice. Felice di scappare per l’ultima volta. Felice di dormire insieme a Naima, di addormentarsi senza svegliarsi in un'altra vita.  
Le fiamme li carbonizzarono. 
Centenario quando si ritrovò in una nuova vita decise di non vivere più. 
Quella sarebbe stata la vita. La vita dove ebbe tutto.
Oramai era un anarchico della morte, della vita. 
Nei decenni successivi divenne poeta, prete, marinaio. Conobbe città, donne, droghe ed artisti. Dicono che Coltrane scrisse Naima dopo aver sentito la storia di Centenario. 
La sua leggenda vive ancora oggi. Ebbe figli bastardi che vivono con la sua maledizione. Vagabondi della vita. Ancora adesso si possono incontrare i suoi figli e, in rari casi, si può incontrare la leggenda... 
Finì la storia con l'ultimo sorso della bottiglia. 
Aveva gli occhi lucidi, di chi ha visto vita e morte più volte. 
Io stetti in silenzio. Cosa dire della storia di un ubriaco? 
Lui fece altrettanto, pagò la sua bevuta, si alzò e si diresse verso la porta. Durante il tragitto lo sentii fischiettare il tema principale di Naima, le stesse note suonate dal sax di Coltrane. 
Rimasi a riflettere a lungo su quella storia. Mi chiesi se non fossimo tutti Centenario, se non lo fossi io e se non lo fosse lui. 
Uomini immortali, le cui uniche cose che ci fanno sentire vivi sono i mortali. 

Francesco Benchrif

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