Hunter S. Thompson: Il sogno americano non esiste


Hunter Stockton Thompson (18 luglio 1967 - 20 febbraio 2005) giornalista, scrittore, consumatore "d'una galassia di eccitanti, scoppianti, esilaranti" e varie altre droghe psicotrope.
Inventore di un nuovo stile di giornalismo che nacque negli anni 60,  il gonzo journalism
Con questo nuovo genere, Thompson pone al centro dei suoi articoli se stesso: le riflessioni, sensazioni e ciò che fa il giornalista diventa il "tema" centrale dell'articolo, rispetto alla notizia/evento di cui scrive. 
I temi di Thompson sono la politica americana, o meglio, il sogno americano. Quell'ideale di pace e libertà che qualunque americano dovrebbe ottenere col proprio lavoro ed impegno, indipendentemente dalla condizione sociale alla quale appartiene.
I suoi articoli e romanzi sono un'indagine, una ricerca di questo sogno.
Divenne celebre, proprio per questa analisi della politica americana, negli States  e nei movimenti della cosiddetta controcultura americana durante gli anni '60 e '70 del XX secolo.
Thompson diventa famoso internazionalmente per il film tratto dal suo romanzo cult Paura e disgusto a Las Vegas, ovvero: Paura e delirio a Las Vegas, del 1998, diretto dal folle Terry Gilliam (Brazil, L'esrcito delle dodici scimmie, L'uomo che uccise Don Chisciotte).
Lo scrittore è diventato un culto della letteratura psichedelica/tossica grazie proprio al folle viaggio psichedelico che compie, nel libro, e per la surreale realtà del deliro tossico che deriva da questo trip nel deserto del nevada.



Il primo libro che consiglio di leggere per comprendere la "filosofia" di Hunter è, partendo anacronisticamente, Cronache del rum, del 1998, penultimo libro scritto dal giornalista, ma ambientato durante la fine degli anni '50.
Anni di cambiamento per Porto Rico che si avviava all'industrializzazione, vissuti da un Thompson 20enne.
Paul Kemp, assunto dal giornale locale di San Juan, si dirige a Porto Rico col sogno di diventare uno scrittore/giornalista famoso; seguendo le orme di Hemingway, Fitzgerald, Miller e gli  scrittori della Lost Generation .
Con il personaggio di Paul Kemp, che risulta essere un alter ego del giornalista stesso, Thompson scrive di quell'ingenuità dei giovani degli anni '60, pronti a raggiungere il loro sogno in quella nuova terra dello stato americano: trovandosi a Porto Rico, ancora "selvaggia", con pochi soldi, pieno di bocce di rum scuro e immischiato in corruzioni/tangenti che gli faranno aprire gli occhi su ciò che è in verità il sogno americano.
L'illusione di potere diventare qualcuno, di poter vivere in quella terra meravigliosa dalla sabbia bianca come polvere d'ossa, si frantuma su questa realtà. Una realtà dura che porterà il nostro scrittore a cercare altrove il sogno americano, il suo sogno.
Thompson ci proietta in questo mondo meraviglioso, caldo, latino, perennemente ubriaco, in cui il sogno onesto viene contaminato dalla corruzione di quella società americana degli anni '60.
Cronache del Rum è il romanzo perduto di Thompson, come dice il sottotitolo originale, leggendolo si capisce che  ancora acerbo, ingenuo, lontano dalla psichedelia e dalla illuminazione degli anni '60.
Forse un suo addio, un piccolo ricordo che voleva condividere, prima del suo suicidio nel 2005, compiuto in modo analogo a quello del suo scrittore preferito, Hemingway.
Una lettura piena di rum e lontana dalla cultura degli acidi che hanno caratterizzato la bibliografia dell'autore.
Consiglio, insieme alla lettura, di vedere il film omonimo tratto dal libro. Film voluto dall'amico dello scrittore Johnny Depp.
Rispetto al libro, che si concentra più sul sogno di diventare uno scrittore/giornalista del nostro protagonista sullo sfondo della corruzione portata dal governo americano a Porto Rico, il film si impegna a denunciare lo sfruttamento dei lavoratori portoricani e della loro terra da parte dei magnati americani durante gli anni '50.



Thompson diventa famoso negli USA nel 1967 col libro Hell's Angels, con cui definisce il genere del giornalismo gonzo. In questo romanzo l'autore descrive l'anno in cui convisse con l'omonima banda di motociclisti, famosa per il l'ondata di terrore che portò durante tutta la decade degli anni '60. La stessa banda ha ispirato, negli anni, serie tv e film: dal film Easy Rider (1969), alla serie tv Sons of Anarchy (2008-2014).
In un primo momento il giornalista si trova affascinato dalla banda: moto, donne ed armi sono le tre passioni che Hunter condivide con gli Angels, oltre le droghe psichedeliche.
Il giornalista si ritrova in mezzo ai movimenti che più hanno messo in dubbio la politica americana. 
I beats e gli hippie si aprivano la strada per creare una "nuova" forma di politica, controcultura, diversa rispetto al conservatorismo dei repubblicani o al liberismo dei democratici.
Thompson diventa testimone della forza di quei movimenti, la possibilità che il sogno americano si potesse avverare, che una pace fosse possibile.
Il giornalista testimonia la pace degli Angels con i beats ed hippies che avviene grazie all'intervento di Allen Ginsberg, il quale propone un accordo con cui la banda promette di non opporsi alla manifestazione contro la guerra del Vietnam e non caricare i manifestanti. Inoltre il giornalista denuncia i crimini e la corruzione della polizia, le cui colpe vengo attribuite alla banda di motociclisti, e svela la vera natura, per niente positiva, del club stesso.
E' in questo libro che la neo-psichedelia di Thompson incomincia il suo trip, proprio durante la Summer of Love che colpì la west coast statunitense. Lui che prima di quell'evento criticò gli hippies della nuova sinistra americana, per poi diventarne parte di quel gruppo.  
Il libro, e in special modo il finale, è uno specchio degli anni 60: l'illusione della pace prima della tempesta di violenza che saranno gli anni 70, décade che inizierà con l'omicidio di Meredith Hunter, per mano di uno degli Angels, all'Altamont Free Concert.
Il '71 sarà l'anno del resoconto, della consapevolezza che il sogno americano non esiste, che tutti gli sforzi e i movimenti degli anni '60 fossero solo un'inutile illusione.
Finita l'esperienza con gli Angels e dopo una serie di articoli riguardanti la politica americana durante quegli anni, nel 1971 Thompson inizia la sua collaborazione con la rivista Rolling Stone che nello stesso anno pubblicherà il suo cult Paura e disgusto a Las Vegas.
Contrattato per l'evento della Mint 400 (gara off road nel deserto del Nevada), Raul Duke (Alter ego di Thompson), insieme al suo avvocato samoano Dr. Gonzo (alter ego dell'avvocato ed attivista chicano Oscar Zeta Acosta), decide di compiere un viaggio alla ricerca del sogno americano in una constante alterazione psico-fisica.
Un viaggio nel deserto e nella follia che è Vegas, definita dallo stesso autore come "piena di freak naturali"
Paura e disgusto a Las Vegas è la sintesi dei due libri precedenti, il risultato dello scontro tra tesi e antitesi che dà vita alla lettura di questo trip. 
Se in Cronache del rum abbiamo il nostro Thompson che crede al sogno americano e spera che si avveri, in Hell Angels quel sogno inizia a frantumarsi e l'autore comincia a intravedere l'impossibilità di un cambiamento; Paura e disgusto a Las Vegas è il resoconto malinconico della fine di quel sogno americano che tanto aveva sperato di realizzare.
Una lettura che la prima volta coinvolgerà il lettore per le scene surreali, derivanti dal consumo di sostanze, e la sobrietà con cui lo scrittore descrive gli effetti delle droghe che consuma.
La fine di un periodo di lotta per un'idea, per creare un sogno che non avverrà mai perché non è mai esistito.
Non restano che i paradisi artificiali delle droghe per Thompson che, nostalgicamente, ripensa a quel sogno: "Potevi sprizzare scintille dovunque. C'era una fantastica universale impressione che qualunque cosa si facesse fosse giusta, che si stesse vincendo...E quella, credo, era la nostra ragion d'essere - quel senso di inevitabile vittoria contro le forze del Vecchio e del Male. Vittoria non in senso violento o militare: non ne avevamo bisogno. La nostra energia avrebbe semplicemente prevalso. Non c'era lotta - tra la nostra parte e la loro. Avevamo tutto l'abbrivio noi; stavamo cavalcando un'onda altissima e meravigliosa...
Ora, meno di cinque anni dopo, potevi andare su una qualsiasi collina a Las Vegas e guardare verso ovest, e con gli occhi adatti potevi quasi vedere il segno dell'alta marea - quel punto in cui l'onda, alla fine, si è spezzata per tornare".

Francesco Benchrif


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