Il famoso "Decreto Sanatoria" ed il suo momentaneo flop.





Non si può negare che la situazione economica dell'Italia, in questa fase di ripresa, sia parecchio complicata.
Aziende e lavoratori di un po' tutti i settori sono in crisi e, nonostante il governo provi a mettere toppe qua e là, la situazione non sembra in procinto di migliorare per ancora un po' di tempo.
 Uno dei provvedimenti più discussi presi dal governo è il famoso "Decreto Sanatoria", nome affibbiato ad una sezione del Decreto Rilancio proposto dal governo per la ripresa economica del paese.
Questa parte di decreto ha come intenzione infatti quella di andare a regolarizzare per ulteriori sei mesi immigrati irregolari con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, se la richiesta viene fatta dal cittadino, o presenti sul suolo italiano da prima dell'8 Marzo se fatta dal datore di lavoro, nel caso questi lavorino nel campo del settore agricolo o domestico.
Ovviamente la notizia non poteva non fare scalpore vista la attuale situazione politica del nostro paese, dove la questione immigrazioni è da anni sotto i riflettori, ed è subito stata discussa da tutti i fronti politici, tra chi la giudica dannosa e chi pensa che il governo in questo difficile momento debba occuparsi di altro.
E' una norma infatti che sembra strizzare l'occhio al lavoro in nero, in particolare alla situazione dei braccianti, ma che allo stesso potrebbe risolvere diversi problemi.
Prima di tutto, andrebbe a coprire una grande falla come era la crisi dei lavoratori nel settore agricolo, accentuatasi ancora di più con la pandemia, ed in più porterebbe alla regolarizzazione di diversi immigrati con permessi scaduti che, in una situazione di clandestinità sono più inclini ad avvicinarsi alla malavita, pronta a sfruttarli approfittandosi del loro essere invisibili agli occhi dello stato.
I numeri stimati dal governo erano di circa 220.000 mila richieste entro il 15 Luglio, e qui è dove tutte le congetture fatte prima vengono meno, in quanto per ora le richieste sono state meno di 10.000 di cui la maggior parte di lavoratori nel settore domestico e non agricolo come sperava il governo.
Si tratta comunque di stime ed i dati ufficiali devono ancora arrivare, ma aprono la strada a diverse considerazioni sulla manovra e sulla situazione del lavoro in Italia, dove siamo sempre disposti ad approfittarci del più debole.


Filippo Bisio

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